Quando eravamo molto piccoli, i nostri problemi si risolvevano ‘magicamente’
dopo aver espresso il nostro scontento, dopo esserci lagnati,
dopo aver preteso qualcosa.

Da bambini bastava lagnarsi per attirare l'attenzione.Da bambini, se avevamo fame ci bastava piangere e il latte arrivava; se stavamo scomodi bastava qualche gridolino, e mani affettuose correvano per metterci a nostro agio; se ci sentivamo soli bastava attirare l’attenzione dei più grandi con un tenero piagnucolio. Ogni cosa tornava a posto e tutto diventava più piacevole dopo aver pianto, gridato, esserci lagnati un po’.
Era un meccanismo efficace, funzionava sempre ed era il modo per risolvere ogni problema.

Questo metodo può funzionare per lungo tempo, anche quando si è un po’ più grandi. In molti casi, quando si è bambini, farsi vedere delusi, insoddisfatti, insofferenti, richiama l’attenzione dei grandi che indulgenti si adoperano per risolvere ogni problema e far tornare il sorriso.

Il meccanismo, quindi, sembra funzionare:
delusione, scontento, lamentazione = risoluzione dei problemi.

Sì, può funzionare finché si è bambini, fino a una certa età, se si hanno genitori piuttosto indulgenti o insicuri e poco autorevoli. Può funzionare. Ma non entriamo in merito a questo. Il punto è che per gli adulti le cose cambiano e i problemi non si risolvono più in questo modo. Ma c’è chi, magari inconsciamente, mantiene dentro di sé questo meccanismo. C’è chi, sentendosi deluso e continuando a lagnarsi contro la vita, la società, tutto e tutti, ha la sensazione che la vita stessa, in qualche modo magico, si commuova e si senta in dovere di correre in aiuto e risolvere ogni problema al suo posto, così come la ‘società’ e tutti quelli che si trovano ad ascoltare le lamentele, si sentano in dovere di correre e rimettere a posto ogni cosa.

Sentendosi abbastanza scontenti e infelici si può pretendere quel tipo di attenzione, nella speranza che la vita si precipiti a soccorrerci per diritto. Ma non funziona così. Da adulti ogni problema non può che essere affrontato in prima persona anche se con l’aiuto degli altri. Ma il motivo di questa riflessione è partito dall’associazione che ho fatto tra Sentimento e Pensiero. Il pensiero, l’idea che ci facciamo su qualcosa, cresce dentro un sentimento e far crescere pensieri e idee dentro un sentimento di delusione, infelicità, scontento, non può portare a niente di buono. In realtà non può portare a niente, al massimo blocca in una situazione – bene che vada – di attesa infinita.

L’attesa che la VITA ti porti la soluzione ai tuoi problemi?

Quindi, credo sia più salutare scrollarsi da dosso quel dolce meccanismo infantile che è utile e naturale soltanto in quel preciso momento della vita, quando l’unico modo per stare meglio o bene, è farsi capire con il pianto.
Da adulti è rischioso perdersi in un sentimento di scontento e delusione solo perché si vuole di più, si vuole stare meglio e bene e si vogliono risolvere problemi. Può essere rischioso perché quel tipo di sentimento diventa terreno fertile per pensieri e idee che non aprono strade al futuro ma le chiudono. Non risolvono problemi ma ne creano altri. Non fanno andare avanti ma bloccano.

In ogni caso, dentro qualsiasi situazione, proiettarsi dentro un sentimento più positivo e dinamico (a volte basta anche che sia neutrale) può fare la differenza tra vivere o lasciarsi consumare dal tempo.

Pat