Incommensurabile libertaPrendo al volo quel libretto per leggere qualche frase. A volte lo faccio: dalla libreria prendo un libro a caso solo per esaudire velocemente la mia impellente voglia di lettura. Con me funziona. È un po’ come la voglia di qualcosa di dolce; riesco ad appagarla con poco. Mi basta un biscotto al cioccolato e sono fuori dal pensiero bulimico.

È un libretto cubico: “Piccolo breviario Zen”. Lo comprai tanti anni fa insieme ad altri testi. C’era in ballo un progetto online sul Giappone e le arti marziali. Mi restarono solo i libri.
Apro il ‘libretto Zen’ a pagina 62 e leggo:

Hai otto anni. È domenica sera. Ti è stata concessa un’ora in più prima di andare a letto.
La famiglia sta giocando a monopoli. Ti hanno detto che sei abbastanza grande per unirti a loro.
Perdi. Continui a perdere. Lo stomaco ti si stringe per l’angoscia. Quasi tutto quello che possiedi se ne è andato. Il denaro che avevi davanti a te è quasi finito. I tuoi fratelli si impadroniscono di tutte le case delle tue strade. L’ultima strada viene venduta. Devi cedere. Hai perduto.
E all’improvviso ti rendi conto che è solo un gioco. Fai un salto di gioia e rovesci a terra la grossa lampada. La lampada cade a terra, travolgendo la teiera. Gli altri si arrabbiano con te, ma tu ridi salendo le scale.
Sai di non essere nulla e di non avere niente. E sai che non essere e non avere dà un’incommensurabile libertà.
(Janwillem van de Wetering)

Che strana storiella. Non so nemmeno se è stata estratta da un libro o se è soltanto una citazione dello scrittore olandese. Qualcosa raccontato durante un’intervista, un congresso, una presentazione. Non lo so e non ha importanza.
Fa riflettere. Mi riporta alla sensazione di pesantezza che si rischia di provare quando si ha qualcosa di importante tra le mani. Che sia un lavoro, un progetto, un obiettivo, una sfida, e il forte desiderio di raggiungere un risultato ammirevole o di acciuffare per i capelli la sig.ra Vittoria.

Magari ce la fai – anche con il cuore in gola – tocchi con mano i risultati, acquisti, diventi proprietario di beni, e vai avanti, perché devi. Proprio come il monopoli. Devi acquistare di più, devi ottenere di più. Sei in corsa e devi correre. Raggiungere, acciuffare. Non è più un desiderio, è un’ossessione.
E se perdi un giro, se non raggiungi e non acciuffi lo stomaco ti si stringe per l’angoscia. Non pensi che stai perdendo, pensi di essere un perdente.
Fino a quando, se sei fortunato, perdi ancora, perdi tutto e cedi all’evidenza e proclami la tua sconfitta. E ti liberi. Non hai niente e non sei niente. Nemmeno un perdente. Sei libero.
Lasci il passo a chi è in corsa e lo guardi affannarsi. Ti siedi sul tuo personale scoglio sul mare e ti godi il tramonto. Hai il tempo di riflettere. Hai il tempo di scrivere. Non hai niente da perdere.
Incommensurabile libertà.

Pat