Ho visto l’attesa dentro occhi lucidi,
l’ho sommata alla mia e a quella di altri.

L'attesa.Attesa dolce attesa… no, quella che logora, quella che gela. L’attesa di una decisione, di una semplice risposta, la dedica di un po’ di tempo mai sprecato, il giusto incanto di un incontro semplice.

L’attesa a volte scalda ma spesso è come un brodo sciapo che ti fa passare la voglia di mangiare. L’entusiasmo cresce se è alimentato da piccole attenzioni o da semplici risposte. Il riscontro che si chiede può essere, talvolta, una trappola, un cibo insipido e poco nutriente che fa resistere il corpo ma non nutre la mente. L’attenzione alle piccole cose. La presenza costante è preferibile, a volte, alle sorprese teatrali al grande stupore, all’emozione mozzafiato. Ci vuole, ogni tanto, l’effetto sorpresa, la preparazione all’incontro, la concentrazione sul dire, il peso delle parole ma quanto è più bello un semplice esserci senza troppe pretese? Un gesto gentile, un buongiorno banale, un sorriso virtuale.

In questo piccolo spazio e nello spazio immenso dell’anima, si può gioire di un racconto, di una frase, di un saluto o della semplice presenza che ti regala il suo minuto. Si gioisce del pensiero che non è mai scontato e dell’abbraccio che sembra quasi troppo usato.

Non sempre l’attesa diventa spazio vuoto. Un certo tipo di silenzio si riesce ad ascoltare. È il vuoto senza pensiero, quello che serve solo a rimandare o che nasce dal solo gusto di far aspettare: quello è il vuoto che non riesco ad accettare. Si sceglie la presenza, come ogni altra cosa. Si sceglie la cura e un gesto di presenza, a volte, è più importante di un verso, è più efficace di una dedica, è più naturale di un pretesto.

Il mio pensiero può sembrare banale o semplice frutto della fragilità umana ma rendere un’attesa più breve può salvare uno stato d’animo irrequieto, può aprire la finestra all’amicizia, alla fiducia e anche all’amore. Tutto quello che passa dentro il tempo dell’attesa, diventa un mondo che vive per se stesso. Si può uscire totalmente cambiati da quel mondo, si può uscire sollevati da un silenzio vuoto, si può uscire più duri da un’attesa senza spiegazioni, si può uscire anche più vivi, con occhi più curiosi che puntano, però, verso altri orizzonti.

L’attesa, spesso, è uno spazio riempito, una posa giocata, un vezzo, una strana abitudine, una condizione accettata o il profumo dell’idea di un sottile potere.

Pat