Passo in cucina per andare sul balconcino, quello con il sole che picchia.
Quando c’è. Il sole.

 

Il balconcino sul cortile
A volte mi metto fuori per sentire caldo. Questa casa è fredda, ci deve essere un buco nero che risucchia il calore dedicato a me. Sì, la mia fetta di tepore quotidiano, quella che ricevo solo ficcandomi sotto la doccia bollente per almeno una buona mezz’ora. O sul balconcino con il sole.

Sul balconcino vedo il cortile del condominio, quello che dovrei notare, visto che ci sto dentro ma che non guardo mai. Poi mi dico: “Sei proprio scema! Il cortile di un condominio potrebbe essere materia interessante. Magari ti viene l’idea per scrivere un ‘pezzo’. O un film. Non si sa mai.” È che il cortile di un condominio mi sembra una cosa intima. Un cortile è pieno di finestre e sono vere, non sono mica finestre virtuali. Nelle finestre virtuali, quelle che si creano dentro un social network, per esempio, vedi quello che l’utente vuole farti vedere. Sono finestre che ambiscono a un pubblico. Le finestre sul cortile, no.

Nel cortile c’è la vita della gente, quella vita semplice fatta di rumori di stoviglie, odori di sugo, panni stesi, litigate, pigiami, a volte anche mutande con persone dentro che camminano per le stanze; be’, in estate camminano anche sul balcone. E io non ho voglia di guardare. Il rischio d’incrociare scenari inconsueti e poco eleganti, è troppo alto. Ecco, la mattina presto nemmeno io sono un bel vedere, soprattutto in inverno, dentro i miei tanti strati di pile. Di solito, rimango confinata lontano da finestre e balconi per tutto il tempo necessario a recuperare un aspetto dignitoso.

Comunque, entro nel balcone quasi a testa bassa e lo sguardo sfiora appena le finestre, di sfuggita, il tanto che basta per rendermi conto del peggio, o meglio del cortile: pigiami, mutande, panni stesi. L’inguardabile, insomma. Nei giorni estivi, poi, la situazione peggiora perché le finestre sul cortile sono spalancate giorno e notte, notte e giorno. Casomai annuso sperando in un buon odore. Raro.
I miei occhi, per paura, si fermano a mezz’aria mettendo a fuoco lo spazio tra me e le altre finestre. Sai, oltre a quelli che camminano, ci sono anche cose che volano.

Un giorno – tempo fa – vidi qualcosa svolazzare un po’ lontano da me. Non poteva essere un uccello: troppo piccolo. Ma nemmeno un insetto: troppo grande.
Si avvicinò. Una farfalla. L’insetto colorato che nessuno considera insetto. Grande! Bella! Così bella da farmi rimanere imbambolata per diversi minuti. La macchina fotografica conservata nel mobile. Troppo conservata: devo levarmi il vizio di farmi convincere a essere ordinata. La mia Nikon dovrebbe essere prolunga del mio braccio.

Comunque, la splendida Monarca si posò sulla ringhiera del mio balcone. Sbatteva le ali con un ritmo lento e costante. Si era messa al sole. Lei al sole e io imbambolata, al sole. A chiedermi: “Ma che ci fa un raro esemplare di Monarca migratoria sul mio balconcino?” Era di passaggio, è chiaro, si ritemprava con un po’ di sole prima di ripartire. Mi rendo conto che per queste farfalle Monarca la migrazione è lunghissima, ma perché tra tanti posti da visitare lei, solitaria e bella, ha deciso di fermarsi proprio qui?. Pensare che ne vidi una, tanti anni fa, a Budelli, in Sardegna. Anche lei rapita dalla spiaggia rosa dell’isola. Ma quel posto meritava una sosta.

La Monarca cittadina, invece, decise di svolazzare nello spazio umano del cortile del mio condominio. Svolazzò e si posò, svolazzò e si posò, svolazzò e si posò. Si posò e spostò le sue antennine alla sua sinistra proprio verso di me. “Ommamma! Mica mi starà guardando?” Pensai. Ci guardavamo. Io e la Monarca, sotto il sole, circondate da un cortile che non è proprio uno scenario da sogno, ma tant’è… Poi svolazzò via.

Ora, voi intenditori di farfalle, venitemi a dire che la migrazione delle Monarca non passa per l’Italia. Forse questa avrà fatto un volo anche al Colosseo. Io, al posto suo, avrei svolazzato anche in quello di cortile. E mi sarei posata sulla terza balconata. In alto. Al sole. 😉

Pat