Riscoprire la pittura en plein air in una mostra a Roma. Io c’ero e me la sono gustata.

 

En plein air

Scatto fotografico elaborato graficamente. Non rappresenta la mostra di cui parlo nel post.

 

Presso il complesso del Vittoriano è stata allestita una mostra: Musée d’Orsay, Capolavori. In sintesi, un pezzetto del museo parigino si è trasferito momentaneamente a Roma.

 

Ehi! Non sono qui per dire se la mostra è bella, brutta, mediocre. Se vuoi saperlo e se puoi, te la vai a vedere e valuti la cosa dal tuo punto di vista. Io l’ho trovata interessante.
Mi è piaciuto il percorso che è stato studiato, e la guida ha spiegato tutto per bene facendoci fare un breve viaggio nel passato. Un viaggio anche nella sintesi. Molto brava la guida! Le invidio quella sintesi e quella chiarezza nell’esposizione.

La mostra è proprio sul Musée d’Orsay e ospita alcuni capolavori che vi sono esposti. Quelli scelti per questa mostra sembrano accompagnarti per mano lungo la strada dell’Impressionismo. Come nasce, da chi, e anche perché. Sul perché, però, credo ci sia da dire molto o forse molto poco. Diciamo che non esiste una risposta semplice alla domanda:

“Perché nasce una corrente artistica?”

Io, almeno, cerco sempre di trovare più risposte che si intreccino una con l’altra e che non diano mai la sensazione di una chiarezza totale.

L’arte è sempre un po’ sfuggente. Mi piace definirla tale. E mi piace, in ogni caso, riportarla sempre alle piccole cose. L’arte, secondo me, nasce dalla tecnica, dall’artigianato, dalla manovalanza e dalla fatica. Tutto questo mescolato alla curiosità, alla sperimentazione, al talento, alla passione, ecco, creano una potente pozione magica. Tuttavia manca ancora qualche ingrediente, secondo me: un pizzico di insofferenza, uno di insoddisfazione, uno di insaziabilità, uno di caparbietà. Tutto questo insieme, forse, può dare luce all’arte. Forse. Ma la pozione magica non la sa scrivere nessuno ed è per questo che i critici d’arte mi annoiano. Quasi sempre. Vivono di congetture presentate in modo più o meno affascinante e sembrano troppo sicuri di quel che raccontano.

Comunque, dicevo che mi piace riportare l’arte alle piccole cose. Sarà per questo motivo che la storia dei tubetti di stagno mi ha colpito più di tutto il resto. Mi son portata a casa tanti colori e tanta bellezza. Tutta roba ‘rubata’ alla mostra, ma una frase della guida è rimasta a farmi compagnia e a saltellare nella mia testolina:

“… e grazie all’invenzione dei tubetti di colore, i pittori possono dipingere più facilmente all’aria aperta.”

Siamo nel 1841 quando il ritrattista americano John Goffe Rand, inventa il tubetto di metallo morbido. “En plein air”, grazie alla tecnologia. Direi anche grazie alla scienza perché in quel periodo si studia il meccanismo della visione umana, la percezione ottica di luci e colori. I pittori, con tutte queste nuove informazioni a disposizione, non possono fare altro che sperimentare. Diventa un bisogno impellente, per alcuni. E non c’è niente, a quel punto, che possa fermare la voglia di innovazione, il bisogno di studiare e di scoprire nuove cose.
Il banale tubetto di metallo morbido che conteneva i colori, poi, è stato un forte incentivo all’impressionismo. Fino a quel momento i colori a olio si conservavano e trasportavano dentro pacchetti fatti con la vescica di maiale. Eh sì, era quello il modo migliore per non farli seccare velocemente. Il colore a olio non è facile da gestire. E per dipingere all’aria aperta si aveva bisogno di praticità. Ecco fatto!

Sono ancora qui a chiedermi se l’Impressionismo sarebbe nato anche senza quelle precise scoperte scientifiche e quelle innovative creazioni tecnologiche. Non lo so. Non posso saperlo. Ma una cosa è certa: l’arte si intreccia alla scienza che si intreccia alla tecnologia e tutto si intreccia al momento storico, al pensiero che ne scaturisce, alla crescita di un popolo e al clima. Sì, proprio così. Al freddo e al caldo, alla pioggia e al sole. Al buio e alla luce.

Gli impressionisti, forse, volevano soltanto dipingere la luce con i colori puri. En plein air. Una sfida. L’arte è una sfida.

Pat