E lei disse

 

Lei disse che era tempo di capire, di ridare senso alla sua percezione. Tutto quello che leggeva dentro i suoi scritti, sembravano messaggi d’amore. La sua amicizia, però, era così importante. Strapazzata, fraintesa ma reale. Così la sentiva. Così voleva sentirla. Ma tornando indietro nel tempo, la piccola matassa si sbrogliava prestando attenzione ai segnali, alle parole dette, al rispetto ricevuto, alla delicatezza regalata. Grande è l’animo che trasforma, che rende il viaggio diverso dalle aspettative dei presenti. Ma tutto, alla fine, deve essere affrontato e magari rivisto, anche corretto, o semplicemente bisogna avere la possibilità di prenderne atto. Di quel rispetto, ora, aveva bisogno.
Lei prese la sua carta bianca e scrisse, pensando al suo amico, forse per l’ultima volta nel modo in cui l’aveva sempre costretto.

“Rischio ancora l’emozione per qualcosa letto e non dedicato. Seguo senza prudenza la mia ferace fantasia per rendermi il dono del tuo pensiero. Ma sono stanca di dediche fraintese, di versi scippati dal fare egocentrico di chi non sa fare conti con il dubbio. Io, purtroppo, lo invento anche dentro la certezza e lo tengo all’angolo a darmi il senso dell’equilibrio. A volte cedo e ci gioco a carte per lungo tempo. E il dubbio si approfitta di me.
Ma questi canti che parlano d’amore, questi pensieri sprecati ai commenti banali, non parlano per me. Di me non raccontano, non hanno il coraggio della musica e mi rendono invisibile, nascosta al mondo che dovrebbe conoscere il bene, il legame, l’affetto, la preferenza dell’amicizia.
Ogni parola si adatta all’orecchio di chi la vuol sentire. Esposta all’intrepretazione personale, ogni parola è lasciata vivere dentro la lettura di chi la coglie e per primo se ne appropria. Io no. La lascio all’aria. Emoziono solo il tempo della mia lettura, del mio ascolto. Poi lascio a chi ha fame di possesso a chi vive di riflesso. Giro pagina.”

Pat

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di Patrizia Pisano