Al supermercato - Patrizia PisanoCirca tre volte a settimana, quando riesco a trascinarmi, me ne vado in palestra. Una palestra piccola e tranquilla vicino a casa. A fianco alla palestra c’è un supermercato d’elite, diciamo, di nome e non di fatto. Spesso, quando esco dalla palestra entro in questo supermercato per fare la piccola spesa quotidiana. Entro, ovviamente con il mio borsone della palestra. A volte corredato anche da un’altra busta/borsa che contiene guantoni, corda e tutto l’occorrente extra. Va be’.
Sono mesi che entro nel supermercato con i miei borsoni. Non mi hanno mai detto niente. Sono anche cliente. Spesso faccio una spesa anche pesante!

Dentro al supermercato qualche giorno fa.
Una tizia (addetta alle casse veloci) mentre io ero già in fila alla cassa lenta, mi guarda con aria sospetta, si avvicina e dice:

– Senta, lei, guardi che non può entrare al supermercato con quel borsone –
– Ah! – dico io – e da quando? Ci entro almeno tre volte a settimana e non mi avete mai detto nulla. Sa, vengo dalla palestra qui a fianco –
– E no, – dice lei – deve depositare il suo borsone o in segreteria o nelle casse, prima di entrare. –
– Be’, non lo sapevo, mi pare cosa nuova e strana – dico io.

Premetto che le casse sono lontane dall’entrata del supermercato e che per arrivarci bisogna percorrere tutto il supermercato, quindi è impossibile depositare un borsone alle casse prima di entrare nel supermercato. Anche perché le porte dell’uscita, dove sono le casse, si aprono solo dall’interno. Premetto anche che non esistono depositi custoditi dove si possano lasciare le proprie cose e nemmeno armadietti appositi con chiavi. E tutti sappiamo che non si può chiedere a un cliente di lasciare incustoditi i propri averi, giusto?

La tizia, oltre ad aver detto una stupidaggine, guardava il mio borsone con sospetto. Aspettavo soltanto che mi dicesse di farle vedere cosa c’era dentro e tentasse di mettere le mani sul mio borsone. Eh! A quel punto mi sarei divertita. Un po’ perché si sarebbe beccata una bella denuncia (non è mica un carabiniere) un po’ perché magliette e calzini sudati dopo aver partecipato a una lezione di prepugilistica non sono certo una bella cosa dove mettere le mani 😀
Bene. Sorvolo e vado oltre.

L’altra cassiera mi fa il conto della spesa e io chiedo anche una busta che lei aggiunge nel conto. 10 centesimi. Ok.
Pago ma senza rendere felice la cassiera. Lo sai perché? Non ho gli spicci contati e deve darmi il resto! Anche questa tizia mi fa storie. Inizia a dirmi che quella prima le ha fatto cambiare 50 euri per pagare pochi spicci e che non è possibile e che devo darle i soldi spicci. E io:

– Mi scusi tanto ma io non ho facoltà di fabbricarli seduta stante. Non ho spicci, altrimenti glieli darei, non crede? Pesano pure! –
E lei continua a borbottare, allora le dico:
– Signora, non c’è problema. Lascio la spesa e stiamo a posto così. Mi dica lei.–
Poi aggiungo:
– Ma che oggi ce l’avete con me? La sua collega mi fa storie per il borsone, lei per gli spicci! –
La cassiera allora si difende dicendomi che la sua collega è strana e poi mi concede il resto senza brontolare più.

Ecco.
Nel frattempo, un tizio prima di me che stava cercando di mettere la sua tanta spesa in un’unica busta che aveva pagato precedentemente, si accorge che ha bisogno di almeno un’altra busta e la chiede alla cassiera. Guarda un po’.
Bene.
Vado a mettere la spesa nella busta (pagata) e la busta non c’è. Chiedo gentilmente alla cassiera se mi fa la cortesia di darmi la mia busta e lei:

– 10 centesimi! –
– Come 10 centesimi. Io la busta l’ho già pagata! –
– No, non l’ha pagata –
– Sì, l’ho pagata. È semplice constatarlo, guardi nello scontrino! –
Lei guarda lo scontrino continuando a dire che non l’ho pagata. Poi a un tratto le ritorna la vista e dice:
– Sì, l’ha pagata. Tenga. –
E indica il tizio che le aveva chiesto la seconda busta dopo aver pagato la sua spesa, dicendo a voce bassa:
– È il signore che… –
È chiaro che a quel punto mi è venuto spontaneo finire la sua frase dicendo:
– Eh! Forse è il signore che non l’ha pagata. Io l’ho pagata. Si era confusa? –

Mai l’avessi detto! Il tizio inizia a strillarmi contro come un ossesso! Un pazzo.
Io non dovevo permettermi di fare quelle illazioni contro di lui etc. etc.
E la cassiera? Zitta a testa bassa. Che vigliacca, che tristezza!
Be’, le mie parole normali sono rimbalzate sugli urli del tiziopazzo senza che lui se ne accorgesse nemmeno. Anche il mio gentile vaffa finale credo non gli sia arrivato. Fa niente.

Allora mi son detta (a parte il tizio urlante) che qui c’è davvero qualcosa di malsano nel mondo del lavoro. Ci si lamenta tanto che il lavoro non si trova e chi ce l’ha non lo apprezza, è incopetente, tratta male il cliente. Ma siamo pazzi o gira davvero qualcosa di pesante nell’aria?
Io a quelle due cassiere le manderei a casa e darei il posto di lavoro a qualcuno che sarebbe felice di alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare e guadagnarsi onestamente da vivere.

Conosco una persona laureata in lettere francesi, che parla quattro lingue e va a fare le pulizie a casa di altri ed è una persona gentile, preparata, stimabile. Mi regala esperienza, sprazzi di culture diverse e tanta dignità. Ogni volta che ci parlo ho la sensazione di imparare qualcosa. Ma non è solo una sensazione.

Pat