Con una mano solaNon c’è niente di meglio di una telefonata in piena mattinata. Sei presa dalla tua tabella di marcia, i tuoi tempi di percorrenza sono già calcolati e l’orario previsto per l’arrivo non può spostartelo nessuno. La giornata è fatta di quelle ore e pure se sgomiti e spingi le pareti del tempo, quello non si allarga. Niente da fare.

La mattinata, poi, è cruciale. Devi concentrarti e dare il meglio di te stessa. In qualunque modo.
Rifai il letto, sistemi il divanetto, e pieghi qualche panno che pare asciutto. Come prima pedalata può andare. Il resto lo riprendi nella pausa tra un post sul blog e un articolo per il cliente. Vai, ce la puoi fare! Molli il computer, saluti la tastiera e riparti per il tour casalingo.
Lavi il bagno, la cicoria, e carichi la lavatrice. Ritorni davanti al monitor, lo guardi e fai pace con la tastiera. Come sempre. Nelle giornate buone. Quando tutto fila liscio.

Altrimenti? Qualcuno ti chiama nel bel mezzo della tua premeditata mattinata.
Sei proprio lì. Una di quelle mattinate “scrivo e piego i panni e faccio il letto ce la posso fare e scrivo ancora”. Alle prese con i calzini. Li pieghi e li metti via. Inizi con il letto. Suona il telefono. Cicala sotto fondo, sempre più forte (la scegli apposta quella suoneria, ti rilassa mentre ti stressa), e devi rispondere. Telefono all’orecchio e inizi la conversazione. Ma che fai, non puoi mica lasciare il letto sfatto mentre stai al telefono! L’auricolare starà nel cassetto (e quando lo trovi! e poi non hai le tasche e non sai dove mettere il telefono) il vivavoce non se ne parla, devi strillare come una pazza e non è nelle tue corde… vocali. Rifai il letto con una mano sola. La telefonata non è di quelle brevi e non puoi proprio rimandarla. Sempre con una mano sola scegli i panni da mettere in lavatrice. Bianchi con i bianchi, intimo con l’intimo, panni palestra con panni palestra… ma non basta. La telefonata è lunga. Vai in cucina e metti a posto le tazze lavate, le pentolette asciugate e le posate. Sempre con una mano. Con l’altra tieni il telefono all’orecchio. Non ci pensi più che le cose è meglio farle con due mani. Ormai ti viene normale. Non cerchi nemmeno l’auricolare. Inutile idea. Ti sei lanciata in questa sfida con te stessa e ti piace vincerla. E la vinci. La telefonata finisce e tu hai lavato, cucinato, piegato, rassettato casa. Fatto tutto. Con una mano sola.

Respiri profondo. Riprendi a scrivere, scrivi un bel po’, soddisfatta delle tue performance e si fa l’ora della palestra. Pensi:

“Menomale, vado in palestra, metto i guantoni, picchio un po’ d’aria, mi sfogo senza impegno. Questa mattinata con la telefonata lunga mi ha messa a dura prova. Fare tutte le cose con una mano sola non è così semplice. Be’, ora stacco un po’ la spina, dai. Vado in palestra. Niente di così impegnativo.”

E vai in palestra.
Inizi la lezione riscaldandoti: corsetta, un vuoto allo specchio, qualche pugno all’aria e l’istruttore ti fa mettere i guantoni:

“Patrizia, oggi ti alleni un po’ con Sara. Una cosa tranquilla. Lei ti porta i colpi e tu provi le schivate”.

E fin qui ti pare tutto normale. Provi un po’. Schivi un po’. Ci provi ma le schivate proprio non ti riescono. Pensi che sia colpa della mattinata un po’ provata. Infatti ti senti frastornata. Provi. Schivi. Ma schivi poco.

L’istruttore ti guarda da lontano con l’occhio di colui che non si rassegna all’evidenza. Prende un elastico per il fitness, uno di quelli che ci si fanno un sacco di cose simpatiche, e viene verso di te:

“Alza il braccio sinistro e lascia il destro lungo il fianco”. Ti dice.

E tu che ti fidi di lui, lo fai. È bravo il tuo istruttore. Davvero bravo. Bene. Ti passa l’elastico sul punto vita, ti lega un braccio sul fianco e ti dice:

“Adesso schiva e para i colpi CON UNA MANO SOLA. È più difficile ma è performante!”

Non ci posso credereeeeeeee!!!

Pat

Dedicata a Stefano Lodoli, il mio insegnate, istruttore (ma io lo chiamo maestro) di Prepugilistica/Boxe.