Ho ascoltato, ho letto in giro per il web e qualche volta ho subito, per distrazione e curiosità. A volte mi sembra di stare in una stanza svuotata, dove l’eco mi riporta sempre le stesse frasi. L’eco del telegiornale, l’eco di cose dette da troppi, l’eco delle convinzioni, l’eco delle lamentazioni (e non parlo di poemi antichi o forme musicali), l’eco delle opinioni ferme.

Basta lamentarsi e basta!Tutto rimbalza e crea una gran confusione. Se provo a non ascoltare l’eco, succede come quando abbassi il volume della televisione: ti appare il mondo. Riesci a sentire voci vere, quelle del pianerottolo, quelle nella strada, senti anche il telefono che squilla ed è un caro amico che ti dà una buona notizia.
Abbassato il volume del caos, sento un sacco di cose interessanti: storie di persone, storie belle o brutte. Ascolto la diversità dei fatti e delle azioni, il modo diverso di vedere e vivere, la voglia di andare avanti comunque e anche la gioia di farlo. E così, quasi per incanto, mi rendo conto di cose.

I giovani di adesso non sono peggiori di noi (anni fa), solo perché sono nati e cresciuti con telefonino, tablet, ebook reader.
I giovani di adesso, non è vero che sono senza voce, senza idee, opinioni e voglia di lottare.
I bambini di una volta (cioè noi) non erano migliori di quelli di adesso solo perché passavano più tempo a giocare per strada e mangiavano pane e zucchero a colazione.
I bambini di un tempo (sempre noi) non è vero che erano migliori e più sereni perché le mamme li seguivano di più.

  • “Le famiglie duravano di più!”
    Sì ma a volte non erano felici.
  • “La scuola funzionava meglio!”
    Be’, io non ho questo bel ricordo dell’istruzione ricevuta e dei maestri incontrati.
  • “Non c’era il traffico che c’è adesso!”
    Sì, è vero, ora siamo molti di più e si vive più a lungo.
  • “Si fanno meno figli!”
    Sì, ma si fanno anche dopo i 40 anni di età.
  • “Adesso c’è gente che muore all’ospedale per negligenza dei medici!”
    Vero ma prima si moriva per malattie che adesso si combattono e si possono sconfiggere.

Potrei andare avanti ma credo di aver reso l’idea.
Quello che voglio dire è che sento l’esigenza di vedere anche la parte buona di questo momento. E se non ci sforziamo tutti di vederla, non possiamo riprenderci quello che ci spetta e ogni lotta sembra finire nell’inutilità. Ogni iniziativa sembra persa a priori. Ogni cosa buona da guardare e ascoltare finisce sotto la polvere delle frasi scontate, banali, copiate, dette ridette e stradette. E allora, se proprio vogliamo sentir dire cose nuove e siamo stanchi delle solite battute, perché non iniziamo ad abbassare il volume e a raccontarci e ascoltarci senza lamentarci troppo?

La lamentazione è un circolo vizioso e se ci entri dentro vuol dire che sono riusciti a metterti fuori uso.

Pat