Ancora a testa bassa. Era il peso, solo il peso dei suoi pensieri.

A testa bassa sul tavolino del bar.Giorni senza riuscire a distrarsi, e la notte, la notte era corta. Non si sarebbe voluta svegliare, alzare dal letto. Camminare su quel pavimento caldo di legno che scricchiolava.

La guardavo senza vedere gli occhi. A testa bassa con il peso lasciato sul petto. Era là sulla sedia del bar di fronte al mio negozio. Tutte le mattine da qualche giorno, ormai.

Le mie erano solo congetture, non ne sapevo niente di lei. La immaginavo, però, pensare quel tutto che la turbava. Pensieri, pensieri e pensieri. Si sa, poi, che quando pensi così tanto, quando qualcosa ti preoccupa e ti cattura l’attenzione, tutta l’attenzione, la notte diventa corta per riposare. Troppo lavoro da fare, ordine da ristabilire.

La notte le deve stare stretta. Si alzerà affaticata. Ne sono certa. Poi c’è l’età. Si vede anche da lontano che le sue rughe raccontano una storia lunga. Potrebbe anche essere mia madre, quella donna. Avrà figli? Sembra così sola.
Oggi ci ha messo un po’ di più. Ha finito anche il cornetto. Meglio così.

Pat