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Nonostante tutto, Ipazia ci ha creduto.

Trasferiamoci qualche minuto nel IV secolo, in Alessandria d’Egitto dove Ipazia era maestra di matematica, di astronomia e di filosofia. Niente male per quel periodo, eh? A quell’epoca non si parlava certo di parità tra uomini e donne, ma lei era figlia di Teone, il filosofo. Un padre così era un lusso. Lo era soprattutto se voleva fare di te ‘un essere umano perfetto’, anche se eri nata femmina, ché può sembrare un difetto.

Studiava a Roma, Ipazia, e poi ad Atene. La sua intelligenza non rimaneva nascosta. E nemmeno il fatto che NON era cristiana in un periodo così delicato per l’Impero Romano che si stava convertendo al Cristianesimo. Una conversione da accettare che, però, non era nelle corde di una come Ipazia. Lei era per la libertà di pensiero, un concetto scomodo all’epoca, figuriamoci per una donna.

Nel 415 d.C. Ipazia moriva uccisa da alcuni monaci. L’ordine veniva dall’alto, il vescovo di Alessandria non aveva gradito la sua libertà di pensiero. Torturata, uccisa, bruciata da uomini. Il suo sapere, però, è arrivato fino a noi. Anche la sua intelligenza, la sua determinazione, il suo impegno. Ipazia ci ha creduto, nonostante tutto.

Pat