Parliamo di terrorismo ma mai di PAURA. Come se fosse qualcosa che viene da fuori, roba che non ci appartiene, che non cresce libera anche nelle nostre terre. Eppure abbiamo paura da molto tempo, ormai. Impauriti e bloccati da chi detta legge, da chi è padrone delle nostre terre, delle nostre vite. Ma che dico? Perché non è così? Ci sono luoghi dove tutto questo è molto più esplicito e abbassare la testa, stare zitti per paura, farsi gli affari propri “perché qui, noi, ci dobbiamo vivere…” è la normalità. È giusto così, dicono. 
È la paura italiana che pensi di trovare solo in certe regioni particolari ma giri l’angolo, il tuo angolo, e trovi le stesse dinamiche, le stesse ingiustizie, la stessa paura. 
Giro l’angolo di casa mia… perché Ostia è il mio mare più vicino, è proprio qui, la costa della mia città… e c’è chi pensa di potersi permettere di aggredire un giornalista che fa domande, solo domande. Sì, pensa di poterselo permettere ed essere anche filmato mentre lo fa. 
Non è un episodio. È l’effetto dell’odio, è la volontà di mettere a tacere chi può parlare, di bruciare i ‘giornali’ (così come i libri) e di spaventare chi ha ancora il coraggio (per loro, l’irriverenza) di fare domande, di chiedere il perché, di fare il proprio lavoro.

Pat