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Non oso chiudere questa voce. Non posso spegnerla mentre sussurra, continuamente, dentro le mie orecchie. Una voce suadente mi lascia sola, isolata. Mi nutre con la sua presenza. Leggera, calda come il sole che mi nasconde. Mi priva del mio silenzio. Si siede pesante sul mio petto e ride, ride fino a farmi esplodere di rabbia. È la rabbia che cerca di esistere. Il sonno, poi, arriva con forza e non è riposo. Chiude e stringe e costringe. Gli occhi sulla sabbia e ti morde la schiena e il corpo si chiude, tutto. Niente passa, niente va via. Tutto. E tutto sia. Stanca, spaventata, arrabbiata, provata dalla paura, quell’assurda paura di sparire. Per me stessa, per chi non vede e per chi crede di vedermi. Un po’ folle il mio pensiero che decide di voltare pagina. Spegnere la voce ma non prima di averle riso in faccia. Scuotere l’odio e gridare fiato sulla rabbia. Contare le lacrime fino alla noia e alla voglia di sciogliere i capelli, sedermi sul tetto del mondo e vedere ogni cosa dall’alto. Se vedo per prima, se riconosco il gioco, se decido di non ascoltare più, se… Se sono ancora io, giuro che riprendo la mia bellezza, il colore della mia pelle scura, il mio sorriso nascosto, i miei occhi grandi, la mia voglia di amare, la mia pelle leggera e vado via. Vado con le mie vesti, la mia penna e la carta bianca. Vado e riscrivo tutto.

Pat