Seleziona una pagina

Più approfondisco certi argomenti (ma vale per ogni argomento) e più mi rendo conto di quanto io stessa sia vissuta in una sorta di scatola chiusa, non buia ma chiusa. Nella scatola c’erano (ahimè! temo ci siano ancora) una bella manciata di romanticismo, un pizzico di magia… voglia di magia, bisogno di sicurezza, un barattolo colmo, e tanta tanta finta poesia.

Ché la Poesia non è quella cosa che t’imbambola e ti fa sognare, credo, ma è quella cosa che ti fa pensare da un punto di vista più alto. Ti ci porta di peso perché tu non ce la fai, la tua mente non ce la fa. Il Poeta, sì. E ti ci porta. Per questo non mi piace chiamare POESIA ogni pensiero sparso. Legittimo pensare e scrivere ogni cosa ma fare Poesia è roba per pochi eletti. Goderne potrebbe essere roba per tutti. Potrebbe.

Approfondisco le cose e scopro che accadono per motivi diversi da quelli che ci piace inventare. Cerchiamo un motivo per tutto quel che accade, ci diamo un perché gradito, romanziamo la storia, costruiamo castelli in aria mentre tutto ha il senso che ha, mentre ogni cosa è legata al suo contesto e alle possibilità del momento. Perché quel tal pittore usò il blu oltremare nella sua meravigliosa opera? Il motivo, è ovvio, ce lo andiamo a cercare nel mondo dell’emozione perché l’arte deve farci venire il brivido non per quel che vediamo o tocchiamo ma per quel che culturalmente ci sembra di vedere e toccare. Non possiamo darci una risposta pratica, realistica, terrena. Ma è quel che è. Magari quel blu oltremare, molto costoso, era stato preteso e ben pagato da chi l’opera la commissionava. Perché era importante sfoggiare il peso del talento e il lusso dei materiali usati. Per esempio…

I perché della storia, delle guerre, delle scelte dei GRANDI, così grandi come li immaginiamo? I perché delle conquiste, delle vittorie e delle sconfitte. Il perché delle scoperte, dei cambiamenti, del voto alle donne italiane (ci metto pure questa). In quei precisi momenti, in quei modi. E i costumi e le abitudini e la musica e i colori delle cose. Fuori dalla scatola le risposte non sono magiche, spesso sono più che ovvie ma sono interessanti. Sono il mondo complesso che viviamo. E a me, comunque, un’opera d’arte emoziona anche se nessuno si impegna a raccontarmi lo stato psicologico dell’artista che l’ha creata e ogni minima sfumatura delle sue profonde e oscure o illuminate intenzioni del momento. Supponendole, inventandole…

Non è che serva sempre, uscire dalla scatola. Basta fare spazio, togliere quel che non serve. Facendo spazio e pulizia ci si può stare il tempo che si vuole. Un posto pulito dove scoprire le cose del mondo non è così male. Basta solo lasciarla aperta, la scatola. Deve solo entrare la luce 🙂

Pat