Sento che nulla è passato tutto è e sarà Il tempo mi illude e mi spaventa Io, però, sono qui non aspetto e non vado via. tratto da ’In Pensiero 89 volte’ di Patrizia Pisano ...
La Chiesa aperta - (16 aprile 2012)Porta aperta: l’incenso cattura il desiderio di casa una casa per fermarmi un momento un momento per non pensare non pensare per abbandonarmi tra le sue braccia un istante di tenero amore paterno. tratto da ’In Pensiero 89 volte’ di Patrizia Pisano foto Stefano Marchesi ...
Non so cosa mi spinga sempre e solo verso il sud America (diciamo dal centro in giù), forse origini ancestrali, forse voglia di lotta, di stare con le minoranze, di sentire il vero, voglia di espansione per la condivisione di valori umani, sacri, inscindibili e unici.
Propongo un’altra grande donna, che ha saputo trasformare la sua rabbia in musica, il suo dolore in poesia. La sua voce si è estesa fino ad arrivare a me e prima di me in ogni dove.
Violeta Parra, per voi e per donne come noi, la propongo.
Violeta del Carmen Parra Sandoval (San Carlos, 4 ottobre 1917 – Santiago del Cile, 5 febbraio 1967) è stata una cantante, poetessa e pittrice cilena. A Violeta Parra si deve un’importante opera di recupero e diffusione della tradizione popolare del Cile, opera proseguita poi dal movimento della Nueva Canción Chilena. Nelle sue canzoni sono sempre presenti la denuncia e la protesta per le ingiustizie sociali.
Figlia di Clarisa Sandoval Navarrete e di Nicanor Parra, professore di musica e sorella di Nicanor Parra, famoso poeta moderno, Violeta vive un’infanzia difficile a causa delle ristrettezze economiche in cui versa una famiglia numerosa composta da dieci fratelli. Proprio questi problemi la spingono a cercare di guadagnare qualcosa cantando e suonando insieme ai fratelli per le strade, nei circhi e persino nei bordelli.
Nel 1937, si trasferisce a Santiago del Cile dove conosce e sposa Luis Cereceda. Da questo matrimonio, finito nel 1948, nascono i figli Ángel e Isabel, che in seguito seguiranno le orme delle madre diventando anch’essi cantanti.
Violeta Parra, lavora suonando nelle sale da ballo e talvolta per piccole stazioni radio. Incomincia intanto ad interessarsi alla ricerca delle tradizioni popolari del suo paese.
Nel 1949 si sposa nuovamente e da questo nuovo legame nascono le figlie Luisa e Rosita Clara.
Nel 1953, dopo un recital a casa di Pablo Neruda viene chiamata da Radio Cile per un programma sul folclore locale. Nel 1954 riceve il premio Caupolicán ed inizia una serie di tournée che la porteranno in Europa, in occasione del Festival della Gioventù di Varsavia, ed in Unione Sovietica. Soggiorna poi a Parigi per quasi due anni, tornando in Cile nel 1956 dove inizia ad unire all’attività musicale (recital e ricerca) quella di pittrice.
Nel 1960 incontra il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favre, che diventerà l’amore della sua vita e al quale dedicherà centinaia di canzoni d’amore, tra cui le più conosciute sono ’Corazón maldito’, ’El Gavilán, Gavilán’, ’Qué he sacado con quererte’, ’Run Run se fue pa’l Norte’.
Nel 1961 torna in Europa, accompagnata dai figli Isabel e Ángel, per una lunga tournée che la porta anche in Italia. Nel 1964 è la prima donna latinoamerica ad esporre le proprie opere in una personale al Museo del Louvre (sezione Arti decorative). Nel 1965 ritorna in Cile. Qui installa un grande tendone (la carpa de la Reina) alle porte della capitale Santiago, che nelle intenzioni della Parra deve essere un centro culturale concentrato nella ricerca sul folclore cileno (Centro delle Arti). È sostenuta dai suoi figli e da altri artisti come Patricio Manns, Rolando Alarcón e Víctor Jara, ma non riesce ad interessare il grande pubblico.
Nel 1966 registra dei nuovi dischi, viaggia in Bolivia, dà una serie di concerti nel sud del Cile e poi torna a Santiago per continuare il suo lavoro artistico al Centro delle Arti. Qui scrive le sue ultime canzoni.
La sua relazione sentimentale con Gilbert Favre finisce. Lui parte per la Bolivia, dove diviene il co-fondatore del gruppo musicale ’Los Jairas’. Questo dramma personale ispira a Parra una delle sue canzoni più conosciute: Run Run se fue pa’l Norte. Sempre nel 1966 Parra registra quello che sarà il suo ultimo disco: ’Gracias a la Vida’, ’Volver a los 17’, ’Rin del angelito’ sulla mortalità infantile, ’Pupila de águila’, ’Cantores que reflexionan’ e ’El albertío’.
Il 5 febbraio 1967, all’età di cinquant’anni, colpita da una grave forma di depressione, Violeta Parra mette fine ai suoi giorni. La sua canzone ’Gracias a la Vida’ è considerata il suo testamento spirituale ed è stata interpretata da numerosi cantanti.
Nel 1970 viene pubblicata la raccolta di versi Décimas, da cui il gruppo degli Inti-Illimani, insieme ad Isabel Parra, ha tratto la cantata ’Canto para una semilla’.
Una raccolta di testi delle sue canzoni, con notevole apparato critico, è stata pubblicata in Italia col semplice titolo ’Canzoni’.
Nel 1991 è stata creata una fondazione a lei dedicata. Attualmente ne è presidente la figlia Isabel Parra. La fondazione ha lo scopo di riunire ed organizzare l’opera di Violeta Parra.
AL CENTRO DELL’INGIUSTIZIA
Cile confina al nord con il Perù
e con il Capo Horn confina al sud.
S’innalza verso oriente la cordigliera
e a occidente risplende la costiera,
la costiera.
Al centro stanno le valli coi lor splendori
dove crescono in fretta i lavoratori.
Ogni famiglia conta molti bambini
nella miseria vivono in case comuni,
in case comuni.
Chiaro che alcuni vivono ben sistemati,
ma a scapito del sangue degli sgozzati.
Davanti allo stemma più arrogante
l’agricoltura pone le sue domande,
le sue domande.
Ci vendon le patate nazioni varie
mentre sono del Cile originarie;
davanti alla bandiera dei tre colori
pongon molti problemi i minatori,
i minatori.
Produce il minatore
del buon denaro
ma per il portafoglio
dello straniero,
esuberante industria dove lavorano
per pochissimi soldi molte signore,
molte signore,
e son costrette a farlo, perché al marito
non gli basta la paga del mese andato.
Per non sentir la spina del dolore
nella notte stellata levo un clamore,
levo un clamore.
Bella sembra la patria
signor turista
però non le han mostrato
le callampitas.
Mentre spendon milioni
in un momento,
di fame muore la gente,
che è un portento,
che è un portento.
Molto denaro in parchi
municipali
e la miseria è grande
negli ospedali.
Proprio nell’Alameda de
las Delicias
il Cile confina col centro
dell’ingiustizia.
Violeta Parra
scritto da Loredana Aresu
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