La donna sola

La donna sola e il piacere riscoperto in uno specchio.

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La donna e lo specchio.

Il suo corpo diventava preda ogni giorno di più e la pelle si faceva sottile. L’idea, cresceva insistente, dentro una realtà parallela. Non lottava per allontanarla e l’immaginazione profumava di vero. L’odore era talmente forte da non lasciare mai le sue narici. Lo specchio complice di un gioco ormai segnato e ogni volta nuovo. Sentiva la follia venirle incontro e subito dopo, rinnegare la sua immagine riflessa, diventava un’esigenza che la faceva sopravvivere ai sensi di colpa. Si concedeva il gioco ogni notte, alla luce fioca di una candela e resisteva, resisteva per punirsi o per premiarsi. La veste di seta scivolava sulla pelle morbida e i capelli le accarezzavano la schiena.

Il silenzio arrivava puntuale quando il buio rallentava il respiro. Quella piccola luce danzava nella notte accompagnando il suo sguardo che sembrava perso nel nulla. La solitudine del desiderio si era incastrata nella sua mente non trovando più una via di fuga. Era il suo corpo a desiderare ma la sua mente dettava ormai ogni regola. La notte diventava piatta e come sopra un palcoscenico le sue movenze erano visibili a tratti, per via della fiammella. La seta faceva la sua parte prestandosi al gioco. Tutto era perfetto.

La donna si muoveva lentamente sfiorando una musica lontana e ballava a tempo, portata dai ricordi. Era tutto come lo desiderava: il calore della stanza, il buio, la candela, il ricordo della musica e il suo corpo emozionato. Lo specchio ricostruiva le immagine come in un film, dove ogni oggetto era al suo posto e ogni movimendo veniva dosato dalla voce di uno stimato regista. Lei era la protagonista di quel film notturno, come non lo era di giorno, nella vita. Il giorno, un’esistenza mediocre le stava addosso come un vestito inamidato. Dentro tacchi da brava donna, camminava veloce nel corridoio del suo ufficio, senza fare alcun rumore. Il giorno era intoccabile, le porte chiuse al piacere; i sensi inalterati in una sorta di pace costruita con dolore e sacrificio. Per tollerare quel fuoco dentro di lei, ci voleva dedizione, impegno e attenzione. Nessuna distrazione poteva essere permessa.

L’appuntamento con la notte la riportava alla vita. Il piacere esplodeva in una forma fuori dall’ordinario. I tacchi a spillo facevano rumore sul pavimento e le lunghe gambe si mostravano nell’intimità dello spazio a lei visibile. Uno spazio intimo, lo scorcio di uno specchio dove tutto era concesso. Quella notte, il fuoco non sentiva ragioni. I sensi si riprendevano il tempo perso come un carcerato appena uscito dalla prigione. Il tempo di placare ogni voglia, ogni desiderio. Il tempo di rendere brace un fuoco dirompente. Una brace che continua a vivere sotto la cenere fino al momento giusto, il momento di ritornare fuoco. Lei, esausta sopra il suo letto, chiudeva gli occhi pensando alla prossima notte... il suo corpo chiedeva qualcosa di più.

 

foto di paolo vitale

 

Foto di Paolo Vitale (profilo facebook)

 

Patrizia Pisano 11 Febbraio 2010 

 

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