Angelo neonato

Il breve racconto di un Angelo neonato, la fine e l'inizio di un volo.

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L’Angelo neonato

Il racconto di un amore e di un angelo, nato dentro il passaggio dell’amore...

Giaceva sul letto guardando il soffitto basso della sua stanza. Finalmente un po’ di pace dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro. "Il colore della notte" pensava e seguiva con lo sguardo i pochi giochi di luce che venivano dal buio. Era mezzanotte, appena passata e lui era stanco e preoccupato e pensava al suo amore.

La sua giovane età gli regalava energia e forza anche nel suo esile corpo ma la sua testa da un po’ di tempo si faceva sentire troppo. "Un’aspirina". Pensava al suo appuntamento serale con quella pasticca bianca effervescente. La prendeva già da tempo. Lo aiutava a dormire e a sentir meno le pareti del suo cranio.

Pensava al suo amore, di nuovo. L’aveva appena lasciata a casa dei suoi genitori dopo il bacio serale che li divideva e diveniva nemico del loro stare insieme. Si sarebbero sposati nell’anno a venire. Sposati. Non riusciva a pensare ad altro e al tempo perso senza il coraggio di decidere. Tutti questi anni insieme a lei ed erano così bambini quando gli occhi suoi gli entrarono dentro in modo così intimo e speciale da non poterne più fare a meno. E ora era così lontana. L’attesa l’aveva fatta donna e l’attesa l’aveva ferita e allontanata.

Sentì il fratello girarsi nel letto a fianco al suo e respirare forte. Un sorriso gli riempì il volto stanco.
Troppo silenzio quella notte, troppa pace e di colpo niente più mal di testa. Tutto sembrava fluttuare nell’aria e danzare con i ricordi e i pensieri e la speranza del futuro. Dall’alto la casa, nel malinconico osservare di un bambino perso nel buio della sua stanza, senza paura, senza il desiderio di chiamare e di gridare. Tutto calmo, piatto, il tempo stretto in un momento senza capire, senza dolore e tutte le emozioni concentrate in un’unica lacrima. "È la fine". Capì di non essere più ma di essere ancora e che tutto era già avvenuto ma non in quella stanza. "Non possono vedermi" pensò.

Si trovò sopra ognuno di loro e si sentì solo ma senza paura. Provò a toccarli mentre dormivano ma non ricordava i movimenti delle mani, solo lo sguardo era vigile, attento e fermo.
Visitò le loro stanze e si fermò su di lei. La mamma respirava forte e il suo sonno era agitato, stravolto da un grido che le chiuse la gola impedendole di respirare per un istante. Lui cercò di allungare la mano ma proprio non riusciva più a farlo e lei aprì gli occhi svegliandosi. "Mi vede" pensò "lei mi vede" e la mamma sorrise accarezzando l’aria.

Non voleva andar via ma scaraventato nel tempo e nello spazio si ritrovò altrove e perso nel buio di quella stanza riconobbe il suo cuore, il battito era accellerato e il suo respiro spaventato. Il suo amore era avvolta nel sonno pesante e delirante di chi vive l’incubo reale, il sogno angoscioso che non ti regalerà mai il risveglio. Provò una fitta lancinante e si sentì sprofondare per un istante in un abisso. Il dolore era troppo forte e dopo quel senso di pace fu più difficile sopportarlo. In un unico istante entrò nel suo dolore, nuotò tra le sue lacrime, coprì il suo corpo bambino molestato e ormai privo di purezza, sentì il buio della notte accostarsi con violenza alla sua luce per spegnerla e provò la sua paura, la sua solitudine, la sua totale confusione... Un istante e tutto questo gli fece sentire ancora la pesantezza del proprio corpo e poi via, fuori e in alto, libero dalla morsa della vita. Leggero, senza peso, con il ricordo del suo viso e del suo dolce sorriso lasciò cadere appena in tempo una lacrima rubata al vento che bagnò il volto di lei svegliandola e facendola respirare... piano.

Lui sentì l’aria scorrere veloce sulla sensazione del suo corpo e capì che stava volando. In vita non aveva mai creduto agli angeli.

Foto di Paolo Vitale.

 

Foto di Paolo Vitale (profilo facebook)

Patrizia Pisano 2009 

 

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